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GINKGO BILOBA
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Il Ginkgo Biloba appare per la prima volta nella letteratura europea (in Germania) nel 1712,
ma era conosciuto già dalla fine del secolo XVII. Nel 1727 fa la sua comparsa in Olanda,
forse la prima nazione europea a coltivarlo. In Italia appare nel 1770 a Milano con semi
provenienti direttamente dal Giappone. Non si sa se questo primo esemplare sia tuttora presente
ed in quale giardino. Di sicuro si sa (essendo visibili) che maestosi Ginkgo risalenti alla seconda
metà del 700 sono presenti negli Orti Botanici universitari di Padova, di Pisa e di Parma.
Per quanto riguarda l'altezza, il primato va ad un esemplare presente nel lussureggiante parco
Bretone presso Mantova che raggiunge i 40 metri di altezza. Anche se importante per definire
la monumentalità di un albero, l'altezza non è un parametro determinante nel senso che eventi
di natura atmosferica (fulmini, burrasche, ecc..) possono da un giorno all'altro ridimensionare
drasticamente i dati.
Il Ginko Biloba di Casalbeltrame, con una circonferenza di m. 5,85, ha conquistato il primato
italiano della sua specie. Il secondo classificato, in Italia, si trova nel Parco di Selbagnone presso Forlì.
CURIOSITA'
Genere e specie: Gingko Biloba
Pianta originaria della Cina, il nome Gingko proviene dal giapponese Yin-Kwo (frutto d'argento).
Il Ginkgo è considerato un sopravvissuto giurassico, uno dei rari esempi di fossile vegetale vivente
testimone dell'epoca dei dinosauri, che è rimasto quasi immutato per più di 200 milioni di anni.
Il Gingko Biloba è l'albero più antico sulla terra, unico superstite della classe delle Ginkgoinae.
E' un albero robusto che resiste all'inquinamento, è resistito infatti ai peggiori inquinamenti
del XX sec. ed in particolare ai residui della bomba atomica di Hiroshima. Quando la bomba
trasformò Hiroshima in un deserto annerito, un vecchio Gingko cadde fulminato vicino al centro
dell'esplosione. Tre anni dopo, qualcuno scoprì che una lucina verde spuntava dal carbone:
il Gingko aveva buttato fuori un germoglio. L'albero rinacque e quel superstite della strage
è ancora là.
In Giappone, da tempo immemorabile, vengono inserite le sue foglie fra le pagine dei libri per
proteggerli dai parassiti della carta.
Il Gingko deve la sua sopravvivenza al culto dei monaci buddisti cinesi, che la salvarono
coltivandola attorno ai templi come albero sacro, ornamentale e di protezione contro il fuoco.
Esposta a temperature elevate, la pianta inizia infatti a secernare una resina che ritarda la sua
combustione: un'autodifesa davvero incredibile!
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